Chasing places, chasing names for my life, chasing dreams, and of course, love.
I started to chase me, but I was wrong when chased the things that happened to me, stories, adventures and lovers.
Than I chased lonely life, but life didn’t has that plan for me.
In the end you chased me, I am no longer alone.
In realtà non so di preciso cosa diavolo ho inseguito fin ora nella vita. Mi sembra tutto così piccolo confronto a lei… tante cose a tratti, poco o niente in altri momenti, poi è arrivato quel giorno, quel giorno in cui due linee su un test di gravidanza hanno cambiato tutto sul serio.
E così sono diventata mamma.
Tutto quello che conoscevo, le poche convinzioni che avevo e che portavo avanti con forza, si sono dissolte. Puff. Tra il “non diventerò mai mamma” al non volerlo essere, perché no, non sarei mai riuscita ad occuparmi di una persona, io, proprio io, che ancora i miei casini mica li avevo sistemati tutti, solo qualcuno. E poi viaggiare in solitaria, grandi progetti, la vita da rovesciare, amori da dimenticare e tante, troppe cose ancora da imparare e forse per la prima volta, forse, stavo prendendo la direzione giusta. Non avevo tempo per fermarmi, credevo. Non è stato niente facile realizzare che invece no… avevo torto. Torto marcissimo. Ciò da cui mi allontanavo mi ha inseguito così veloce che alla fine mi ha beccato, senza che me accorgessi,una mattina di Maggio. E ora ho capito perché, a mio parere, i mesi di gestazione sono nove. Perché bisogna abituarsi, dico io, fare un processo lento di consapevolezza e realizzazione, almeno per quelli che come me, si sono visti crollare il mondo addosso. Ammetto che non è stato facile e nemmeno felice, non mi vergogno di dire che si, in quel momento non ho dato per scontato nulla, nemmeno la possibilità di non portare avanti la gravidanza. A dirla tutta il mio stato mentale pendeva proprio di lì.
Non so per quanti giorni di fila ho pianto.
Poi la natura ha fatto il suo corso, che nel mio caso è stato fondamentale perché non solo mi ha fatto scegliere di andare avanti, ma ha plasmato la mia vita in un modo che ancora non so spiegare. Tutto è stato in funzione di lei da quel momento, e la mia volontà non ha più avuto voce in capitolo.
Forse si danno per scontate molte cose quando si è in dolce attesa, dall’esterno sembra solo un “portare un bambino nella pancia”, che è il fatto principale certo, ma non solo.
È la trasformazione più pazzesca a cui può puntare un essere umano.
Nel primo mese, in cui sei ancora la vecchia tu perché non sai, si crea il codice genetico, il sesso e tutto quanto di super importante, senza condizionamento alcuno, tutto avviene in sordina e tu non ci puoi fare proprio nulla (se non combattere la stitichezza e gasarti per le tette diventate improvvisamente giganti). In sostanza tuo figlio si fa già i fatti suoi.
Nel secondo sai che caspita succede al tuo corpo e alla tua mente, ti addormenti alle sette di sera e la mattina fai colazione con 4 brioches e passi giorno e notte a pensare solo ed esclusivamente a “mo’ che cazzo faccio?”
Al terzo mese inizi condividere la cosa con altri, lo vedi (il fagiolo) per la prima volta attraverso uno schermo, fare le scale diventa unimpresadadio per la stanchezza che si abbatte improvvisa e gli ormoni ti fanno capire che diamine, in che essere mi sto trasformando?
Il quarto mese la pancia cresce, cresce un po’ anche d’amore e nasce la voglia, mai provata prima, di casa, di famiglia… (trasformazione in mamma completa al 10%… now loading).
Il quinto mese hai preso il callo tra esami, visite ecc e iniziato a leggere libri sui neonati ed ecco che la senti, è lei che inizia a farsi presenza (nel mio caso, in una notte all’aeroporto di Dublino), il cuore sussulta, il sorriso stampato per tutto il giorno, trasformazioneinebetecompletata.
Il sesto mese la pancia non è ancora ingombrante, il cuore è leggero, si diventa belle e gli ormoni ballerini iniziano ad andarsene… vedi il mondo non con occhi diversi, quelli sono sempre gli stessi, ma ci vedi meglio, per intenderci. Il settimo mese il tempo stringe, inizia la preparazione alla nascita, ti fanno passare alla cassa del supermercato e ogni volta che vai a trovare i tuoi ti fanno le feste come mai successo nella vita (nemmeno come quando sono tornata dall’Australia, per intenderci). L’ottavo mese tra il mal di schiena, la cameretta da preparare, i calci da full contact nelle costole e i video dei parti su you tube cominci ad essere un po’ stanchina, oltre che una barca, e sperare che tutto vada per il vesto giusto. La preoccupazione, sensazione che non hai mai sperimentato. Ti fa la promessa che, una volta partorito, non ti lamenterai più della pancetta o dell’interno coscia leggermente ciccio, considerato che adesso nemmeno riesci ad allacciarti le scarpe o peggio, ad usare la carta igienica dopo la pipì. Santa verità. Lo accetti e basta. Il nono mese: la pace. Le endorfine buone prendono il sopravvento, la serotonina infatti scorre a fiumi tanto che se potessi, daresti una carezza a tutti i membri dell’ Isis. Staresti in questo stato di menefreghismo totale per tutta la vita. E musica a fiumi.
Aspetti solo lei.
E quello che succede al cuore quando si diventa mamma non è descrivibile. Non è descrivibile il dolore che si prova nel farla nascere, né l’amore che si sente da quel preciso momento in cui entra a far parte della tua vita. Ecco, quel attimo, quel preciso attimo cambia tutta la vita di una ragazza, di una donna che si ritrova ad afferrare tra le mani l’estensione dell’amore che da sempre porta con se, pensava fosse effimero, quel amore, arrivato e andato via tante volte, ma ancora non sufficiente, che non arriva fino a lì, che sempre, sempre si è fermato prima. Questa volta invece no, non ha limite, lo si tocca fisicamente e lo si sente nell’anima, dentro le ossa e ancora più a fondo, ogni singola cellula del tuo corpo, attraverso le vene, ogni terminazione nervosa ogni legame al cuore, grida. L’urlo che senti svuota l’insicurezza e la riempie di quella “sostanza di cui sono fatti i sogni” disse Shakespeare. Potente.
Quella sostanza ora la conosco, rabbocca ogni giorno il mio bicchiere, ogni giorno, da quando lei esiste, da quando i suoi occhi mi guardano al mattino e mi dicono che sono io la sua mamma e che posso darle tutto l’amore di cui sono capace, lei vuole solo quello, e anche io.
Era solo questione di tempo. Solo semplicemente di tempo. L’esistenza di una persona che ho portato per nove mesi, che ho fatto nascere e che è così profondamente legata a me, in un modo in cui nessun amore per una qualsiasi altra persona è paragonabile, non solo mi ha cambiato la vita, come tutti mi dicevano, Lei mi ha cambiato l’anima. Questa bimba sta tirando fuori il meglio di me. Sono mamma da un mese e poco più, non so praticamente ancora nulla di questo mondo, ma ora posso rispondere alla domanda che una mia grandissima amica mi ha fatto qualche mese fa e che ripropongo a tutte le future mamme, sopratutto quelle che, come me, non erano del tutto convinte:
“sei pronta per il viaggio più bello della tua vita?”
Mi hai emozionato l’anima.
Grande!
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