Storia di un astronauta 

“L’UNICO MODO PER REALIZZARE I PROPRI SOGNI E’ SVEGLIARSI”  –  Paul Valéry

Ero seduta sul solito treno che mi porta tutte le mattine al lavoro. Chissà perché, ogni volta i pensieri migliori, quelli più importanti, mi vengono così, tra il dormiveglia del vagone e il suono stridulo dei freni sulle rotaie . E’ stato un frammento di secondo, una lancia conficcata nel cervello all’improvviso, un’illuminazione, chiamatela come volete, ma così è stato. Ho realizzato di esserci riuscita: sono la persona che immaginavo di diventare quando avevo 16 anni. E non è cosa da poco sapete, sopratutto se ripenso a quei tempi, dove, come ogni adolescente che si rispetti, sentivo l’universo intero complottare contro di me.  Mi sentivo rinchiusa in una gabbia. Ero totalmente, ovviamente, dipendente dai miei genitori, obbligata a studiare qualcosa che si, mi piaceva, ma non sapevo a cosa mi avrebbe portato, non avevo alcuna abilità particolare se non quella di combinare casini, non ho mai aspirato a nessun lavoro specifico, non sono nemmeno riuscita a scegliere l’università, non sapevo chi volevo diventare perché l’unica cosa che ho sempre voluto fare è viaggiare e chiunque su questo argomento mi smontava, sempre, vitanaturaldurante. E io mi lasciavo influenzare. Per cui avevo iniziato ad elaborare questa immagine di me, di quando avrei avuto 30 anni e, per mettere d’accordo tutti, sognavo di avere un lavoro fisso stipendiato abbastanza bene per mantenermi, ma senza strafare, che mi permettesse di muovermi tutti i giorni, pensavo che avrei avuto un posto tutto mio da arredare e far diventare il mio mondo, in cui star bene. Sognavo che avrei avuto in qualche modo la possibilità di esplorare il mondo molto spesso e a modo mio, sopratutto. Ora, io so bene che la mia aspirazione non era quella di diventare astronauta e di avercela fatta, ma sapete, per me il paragone è un po’ quello. Ognuno ha la sua storia d’astronauta da raccontare. Non bisogna essere scienziati, dottori, avvocati o chissachè per dire “ce l’ho fatta”, per essere realizzati, per essere sazi e appagati, magari felici. Bisogna essere riusciti, con gli anni, la fatica e gli sbagli, a superare quegli ostacoli che quando avevi 15 anni ti sembrano non montagne, non demoni a sei teste, piuttosto catene montuose con mille demoni ai sei teste sulle cime.

Nessuna scorciatoia, nessun aiuto che mi ha salvato la vita, niente fortune improvvise o cose simili, anzi. Semplicemente all’età di 28 anni ho deciso che era ora di finirla di vivere una vita in cui non mi specchiavo per nulla. Non lo sapevo cosa stavo facendo, ho iniziato un cambiamento radicale e l’ho fatto con molta confusione, nulla è mai più stato uguale a prima da quel momento. E’ stata una baraonda di cambiamento.

Seduta sul quel treno qualche giorno fa mi sono resa conto che quella baraonda, a distanza di anni è finita. Non è che ha detto: “ehi ciao, ce l’hai fatta, sei apposto, io me ne vado”, non è andata proprio così. E’ andata che ho aperto gli occhi un attimo e ho guardato intorno a me.

E sapete, sto scrivendo seduta su una bellissima panchina di pallet fatta da mio padre, gliel’ho chiesta io per arredare la casa in cui vivo solo io e due gatti ciccioni, da qui mi muovo tutte le mattine per andare al lavoro, un semplice lavoro da impiegata che ho scelto io non essere dietro l’angolo, praticamente viaggio tutte le mattine e tutte le sere per un totale di 100 km.  Solo quest’anno ho visitato la Spagna due volte, organizzato una festa di due giorni in un’isola greca con le amiche, raggiunto e visitato due dei territori che rientrano nella mia lista dei sogni, il Portogallo e la Normandia,  e ho realizzato un viaggio in solitaria alla scoperta dell’europa del nord. Ce l’ho fatta.

Io abbraccio in generale la teoria dei cerchi. Periodi della nostra vita che si aprono e si chiudono. Alcuni molto grandi, che racchiudono anni e imprese da Ercole, questi ne contengono di più piccoli e non meno importanti. Si incastrano tra di loro in modi improbabili. Ecco, non sono diventata astronauta, ho solo chiuso un cerchio, uno di quelli grandi, iniziato come una fantasia adolescnziale e che oggi continua, non più solo nella mia testa , ma come semplice, pura realtà.

E’ arrivato quindi il momento di pensare a cosa voglio fare da grande, ancora 🙂

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di VIAGGICONMENET VIAGGICONMENET ha detto:

    Ciao ho letto il tuo blog e mi piace molto , ti invito a leggere anche i miei e di lasciare un like se ti va!!
    https://viaggiaconmenet.wordpress.com/

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    1. Avatar di Laura Pizzolato Laura Pizzolato ha detto:

      Vado a leggerlo subito! 🙂

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