Qualcosa è cambiato

Non odio il Natale. Non disprezzo le feste e i fiocchi rossi.  Non sono il Grinch, tanto per intenderci, anzi, fino ai nove anni o giù di lì ho sempre aspettato il 25 Dicembre come qualcosa di super.  Ma vi dirò, qualcosa è cambiato.

E’ il primo anno in cui ho una casa tutta mia, solo mia, senza coinquilini, fratelli o compagni vari e strano ma vero non mi sono cimentata ne’ con la preparazione dell’albero di Natale, né col presepe, nè messo una qualsivoglia decorazione per le feste dentro casa. E non lo farò. A dir la verità ieri sera ho finalmente attaccato su una parete bianca il planisfero comprato per 12 dollari su Amazon. Il mio regalo di Natale per me. E pensare che ai miei ex conviventi rompevo le scatole ogni due per tre per fare l’albero insieme, almeno. Un anno, addirittura, ho colorato i vetri di casa con pupazzi vari, comprato un presepe che consisteva in 3 statuette stilizzate e tutte le decorazioni blu per un alberello fighissimo. Ci credevo.

Ma niente, quest’anno non ci ho quasi nemmeno pensato, solo mentre ero sugli Champs-Elysèes, un paio di settimane fa, mi è venuto lo schizzo di comprare un lampadario colorato di carta a forma di stella. Era carino, peccato che con il Natale e con casa mia non c’entrasse nulla. Dunque un piccolo sforzo elogiabile l’ho anche fatto, ma di più, boh, nonmelasento. E lasciando stare il fatto che come deterrente ho due gatti non proprio quieti che lo farebbero a pezzi (come già successo, vedi anno precedente) penso che per abbracciare lo spirito natalizio uno ci debba credere, o almeno, io ci ho sempre creduto, anche quando il Natale l’ho passato in Tasmania con Babbo che passava per il campeggio lanciando le caramelle da un camion dei pompieri, la mia famiglia a 17000 mila km e  la tavola da surf anziché quella da snow sotto braccio. Ci credevo comunque. Oggi, 22 Dicembre 2015 non so se ci credo ancora, e’ difficile. È difficile perché i miei ricordi d’infanzia sono talmente belli che non reggono confronti. Mi ricordo che c’era neve a palate, a secchiate, venivano giù fiocchi talmente grossi che rimanevo con vale a guardarli talmente tanto tempo che paragonato oggi sarebbe quello che passiamo su fb ogni serata in solitudine della nostra vita. Invece noi guardavamo la neve cadere. Chiunque sia nato al massimo entro la fine degli anni ’80 sa cosa intendo. Non so se ho mai veramente creduto in babbo natale, sinceramente credo di essere stata sempre un po’ sgamata in questo, tant’è che quando mi hanno confessato (sempre mia sorella) che il Santa Claus non esiste, ricordo di non esserci nemmeno rimasta male. Me lo aspettavo tipo. Però il Natale con il bar delle nevi di Barbie me lo ricordo, ho un frammento, una porzione, un’immagine di quel Natale, proprio qui, al centro della fronte. E non so perché più di tutto mi ricordo mio padre.

Non odio il Natale, ma forse la mia vita, la mia indole da viaggiatrice e questo mondo che sta cambiando, dove la neve non c’è più, i nipoti non sono i figli dei tuoi fratelli ma delle tue amiche, dove chi ti ha amato poi ti ha solo abbandonato e no, non lo vedi per te  l’amore che hanno i tuoi genitori l’uno per l’altra, tutto questo mi va un po’ stretto e non mi fa venire voglia di aspettare il 25 e mettere Gesù bambino nella capanna o andare a letto la vigilia sperando di non addormentarmi per sentire il rumore del camino. Ma vi dirò, in fondo spero ancora di poter guardare fuori dalla finestra una vigilia qualsiasi e gridando “nevica” vedere mio figlio che corre alla finestra per restare a bocca aperta davanti alla magia di un mondo coperto di bianco. Si, mi manca la neve.

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  1. Avatar di romanzobianco romanzobianco ha detto:

    La neve ce l’hanno tolta perchè è fondamentalmente anticapitalista…blocca la circolazione delle merci

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