Oggi voglio raccontare la storia di un viaggio speciale, uno di quei viaggi dove non si prendono aerei e non ci sono luoghi lontani da raggiungere, dove la semplicità, la serenità e il vero amore fanno la differenza. Era il Maggio di due anni fa e io stavo per compiere 30 anni: un viaggio-sorpresa, il mio regalo. E ditemi voi cosa c’è di meglio.
Ero tornata da poco dall’Australia e L’Italia mi stava già un po’ stretta, ma non lo davo a vedere, non volevo che le persone introno a me pensassero che non stessi bene… la sensazione di soffocamento che provavo, beh, credevo sarebbe passata da sola, con pazienza e con la volontà di guardare avanti, un po’ più avanti di un presente che non mi calzava proprio a pennello. E questo viaggio era servito per mettere un po’ di chilometri di distanza tra me e una vita che non volevo. Ed è servito, ha cambiato il mio umore in un secondo e ancora oggi ringrazio la persona che lo ha reso possibile, un sorriso allo stato puro. Non conoscevo la destinazione, non sapevo cosa avrei visitato, ho solo avuto tanta fiducia in quel sorriso.

Ogni tanto bisogna lasciarsi andare e appoggiarsi agli altri per superare le difficoltà, penso, ma non ne sono ancora del tutto convinta.
L’obiettivo era a circa 500 kilometri da Lecco verso sud- est, direzione Pesaro Urbino, ma ci si ferma prima, nel bel mezzo dell’appennino tosco-marchigiano. Laggiù esiste un paese, anzi la frazione di un paese, Lamoli,che è unico al mondo. E’ la terra del guado, la pianta da cui si estrae il colore blu e vi dirò, a me già solo il nome sapeva di strano. Nemmeno 200 abitanti ad un altitudine di 600 metri in mezzo ad un verde sconfinato. Mi chiedevo cosa mai ci fosse di interessante in un posto così piccolo e sperduto, ma il mio accompagnatore rideva sotto i baffi e io mi sentivo bene, ero talmente felice che qualcuno avesse programmato nei dettagli un’avventura così bella per me, che poteva anche non essere nulla, giuro, mi bastava quella macchina, i chilometri, la musica, le chiacchere e i suoi occhi.
La strada però non era altrettanto serena e ho rischiato almeno una decina di volte di farlo vomitare, la mia guida si sa, non è delle più prudenti, aime’ (ma ci sto lavorando). Comunque, sta di fatto che arrivati a Lamoli con il buio entriamo nel parcheggio di una chiesa, che poco dopo scoprirò essere una vecchia abazia, molto curata e parecchio, parecchio speciale. Una parte dell’abazia è un albergo-ristorante, e il personale era il più gentile che avessi mai incontrato. Siamo stati accolti in un’ atmosfera familiare, la quiete, la dolcezza e le luci soffuse regnavano sovrane.

Forse si, è proprio vero che la felicità risiede nelle cose semplici.
Seduti al tavolo del ristorante davanti ad un bicchiere di amaro locale, mi viene presentato Marco Fantuzzi, specializzato ne “la produzione artigianale dei pigmenti vegetali che vengono impiegati nella pittura e nella tintura dei tessuti “. Un uomo alto moro, semplice e umile. Mi racconta con voce soave che Lamoli è speciale perché è l’unico posto in Italia (e pochi al mondo) ad ospitare un museo dei colori naturali. Mi sembrava tutto talmente assurdo sapete, mi sentivo dentro ad una bolla pronta ad esplodere di pazzia.

Se fosse successo, giuro, avrei inondato il mondo d’amore.
Ma vedo di riepilogare perché forse non ho reso l’idea: i motori della vita di ciascuno sono le passioni. C’è chi ama le moto, il calcio e le serie tv, chi va matto per il buon cibo ricercato o chi ama gli animali in maniera smisurata, e via dicendo. Ognuno ha il suo. A me piacciono i colori, i viaggi, la storia, la scrittura e le emozioni vere. Lamoli per me è stato tutto questo messo insieme e portato all’ennesima potenza. In un secondo mi è scoppiato il cuore fino ad impazzire. Riuscite a immaginarlo? Ecco.
Dopo aver chiaccherato un po’ con Marco, ed essersi dati appuntamento per il giorno dopo per la visita al museo, abbiamo raggiunto la camera che avevano scelto per noi, una camera verde speranza.

La stessa speranza che ora mi serve per credere che prima o poi mi ricapiterà ancora di provare un’emozione così.

La visita al museo dei colori è stata a dir poco eccezionale, a dire la verità, veramente nulla di quel viaggio è stato sotto l’asticella dello stupendo. Marco è un vero esperto di colori naturali, credo di avere imparato più da lui in una mattinata che dalla professoressa di storia del liceo. Se andate a Lamoli chiedete di lui, ne vale la pena. Marco ci ha condotto attraverso ogni singolo pigmento, ogni baco e ogni filo, ogni avventura passata nella storia di ogni singolo colore, ci ha fatto vedere le sfumature, gli oggetti, gli attrezzi e spiegato gli scopi per i quali venivano lavorati i colori. Ma voi sapete che da un insetto, la cocciniglia, deriva il colore rosso e che sono state combattute battaglie su battaglie nella storia per dei territori particolarmente adatti alla coltivazione delle piante “da colore”? Due mila e più anni di storia quel giorno, all’interno di quelle mura fredde, ma più accoglienti che un pranzo di Natale con i tuoi. Era il mio mondo.

Nel pomeriggio Marco ci ha poi condotto nel laboratorio dei colori, dove ci ha guidato nella prova pratica di una tintura con il pigmento derivato dal guado. Ho usato una maglietta vecchia, strappata e distrutta, che già fino a lì era un ricordo speciale per me, ma ora, se provate a togliermela non sopravviverete, se dovessi perderla non mi darei pace.


So bene che raccontare di viaggi attraverso le emozioni non è proprio comprensibile a tutti, perché solo io ho vissuto tutto questo.
Ma penso che si sia capito quel che voglio dire no?
Andateci a Lamoli. Andate al museo dei colori, andate a vedere il blu di guado, a toccare il rosso di robbia, a odorare il giallo di reseda. Sporcatevi le mani di polvere colorata, godetevi la luna durante la notte, buttatevi sul prato e sentite il sole che scalda, il silenzio e la quiete. La vita che sentite scorrere dentro.

P.S. buon compleanno