L’Intoccabile

Avevo un libro nello zaino quando sono partita, un libro regalato, un libro che mi ha supportata, un libro che mi ha accompagnato per cinque mesi e ha fatto il mio stesso viaggio. Quel libro parlava del luogo in cui stavo volando, diceva: è un paese bruciato dal sole. Io sono andata a vedere se fosse vero e, mentre leggevo, avevo davanti agli occhi quello di cui stava parlando. E’ stato incredibile, è stata L’Australia.

Non scriverò mai abbastanza su di te, credo. Non spenderò mai le parole giuste, non riuscirò mai a vestirti come meriti, a darti quegli aggettivi che servono veramente per descriverti, per descrivere quello che sei stata per me. So solo che se non ti avessi vissuta oggi sarei in un mare immenso di guai, o forse non ci sarei nemmeno più. Invece sono ancora qui, e questo primo capitolo della mia nuova vita è dedicato alle emozioni e ai colori che mi hai buttato davanti agli occhi, parto da lì.

Vi svelo un segreto: l’Australia nei miei sogni di viaggiatrice, prima di allora, non c’era mai stata. Per intenderci, avete in mente quei luoghi che si sognano ad occhi aperti di poter vedere un giorno, quelli che fin dai 9 anni, o giù di lì, sembrano irraggiungibili e bellissimi? E’ sempre stato il mio gioco preferito quando ero bambina e crescendo sempre più luoghi l’hanno fatta da padrona nella mia mente, ma mai, dico mai avevo pensato all’Australia. Non avevo interesse, non mi attraeva. Per la lontananza, si potrebbe pensare, assolutamente no. Più un luogo è lontano, più prenderei l’aereo domani. Non so come, ma avevo l’idea che il continente rosso fosse tutto piatto e arido, credo di essermi lasciata convincere dalle immagini che circolano nel vecchio, di continente, dove si vedono solo Uluru e steppa infinita. Pochi colori. Vi dirò: l’Australia è un arcobaleno. E Uluru non l’ho nemmeno vista. Durante il primo mese ero incantata dal fucsia dei tramonti sulla baia di Melbourne, dal giallo fluorescente del luna park a St Kilda, al blu romantico e ventoso dell’oceano davanti ai miei occhi e il verde dei prati sterminati, infiniti del Victoria, dal marrone vecchio degli edifici in Swanston Street, ai mille colori naturali del Queen Victoria Market. Il giallo pagliericcio dei campi e degli orti a Old Beach nei due mesi successivi, e come dimenticare il bianco immacolato dei pellicani che sfilavano sul lago ad Hobart o dei Mio Pio (i piccioni australi, per intenderci) che volavano all’unisono sulla spiaggia a South Bruny, sembrava che luccicassero, era magia. Il rosso quasi nero delle ciliegie che ogni giorno andavamo a raccogliere nei campi, e chi se le scorda quelle! Vicino a Eden, nel New South Wales, ho visto delfini neri che somigliavano più a balene per la grandezza, e foreste verdi come in una cartolina del Montana, ma ero nello Snowy River National Park. La candida Sidney, gigantesca, mastodontica, di lei mi ricordo le luci della passeggiata lungo l’oceano e i negozi di tattoo, i mille curricola portati in giro a caso con due amiche sconclusionate quanto me, entrambe pazze, una oltremodo bella. La città non era il mio posto. Da lì mi sono inoltrata nell’Australia autentica, nella terra arida e bisognosa del west, quella degli aborigeni e degli spazi sconfinati, tutti uguali, tutti dritti, tutti infiniti. In ultimo, il colore che mi ha steso, è stata la terra rossa. E’ un colore che non posso descrivere, quel rosso bisogna vederlo e, soprattutto, toccarlo. Non posso parlare dell’Australia senza i pezzi di ciò che ho scritto quando ero laggiù. Quindi lo riporto così, un pezzo del mio diario personale, la mia scoperta, la mia rinascita, la prima volta nella mia vita in cui non ho guardato in faccia a nessuno, nemmeno all’amore. Si perché avevo conosciuto un ragazzo poco prima di partire, Zack. Io lo chiamavo Smile perché aveva un sorriso disarmante, la barba rossa e gli occhi eterocromi. Semplice e dolce, era in grado di far brillare il mio universo, di far vibrare la mia anima. E’ stato un amore disperato e senza fiato. Lui e l’Australia non hanno avuto un bellissimo rapporto, soffriva come un pazzo, io altrettanto, lo amavo e lo rispettavo, ma non era abbastanza. A fatica mi è stato accanto, benché a dividerci ci fossero un oceano, milioni di spiagge, miliardi di persone, e soprattutto due modi opposti di vedere il mondo. Ci siamo separati tragicamente qualche mese dopo il mio ritorno, e ora mi fa compagnia solo nella mia mente. Comunque sia andata tra di noi, lui non ha mai mollato quando ero laggiù, e per me questa è stata la prova del suo amore, che porto nel cuore ogni giorno senza averlo più accanto. E’ stato lui a chiamare la mia esperienza in Australia “L’intoccabile”, a lui devo il giusto titolo: caspita se lo è.

Ora veniamo a noi.

Ho preso l’aereo per Melbourne il primo dicembre 2013, ho superato il check in scoppiando in lacrime. Quelle stesse lacrime si sono spente dieci passi dopo, quando oramai dall’altra parte non potevo più vedere nessuno, e sapevo che non avrei rivisto nessuno per un bel pezzo di tempo, un tempo indefinito, non avendo alcun biglietto di ritorno. La mia Adrenalina. Non mi sono mai sentita così viva in tutta la mia vita, vedevo l’Australia solo come un gigantesco punto di domanda. Ero sana, ero giallo sole, ero tutto quello che avrei sempre voluto essere. Ho dormito per quasi tutto il tempo, da Milano Malpensa a Melbourne Tullamarine e vi dico la verità, anche se molti non ci crederanno, la tristezza per mancanza di persone care è stata spazzata via dall’adrenalina che avevo nel corpo, non c’era in me una sola briciola di compassione, di pena o altro, ero solo io e ce la dovevo fare ad ogni costo.

10/12/2013 Ostello, Melbourne

Sono qui da sette giorni, ho viaggiato dall’Italia all’Australia. Fin dall’inizio la decisione di venire qui non è stata cosa avventata come al mio solito, non è stato “prendo e vado”. Ci ho pensato, l’ho fatto parecchio. Mi sono presa sei mesi di tempo per me. Ne ho combinate non male, mi sono sfogata e buttata nel mondo dell’incognito, dell’esasperazione, per poi arrivare a realizzare che questo viaggio, beh, si, mi ci voleva. Dunque ho raccolto forze, i soldi, quel poco di cervello non bruciato e via, ho preso la mia decisione. Ed ora sono qui. Melbourne è una città meravigliosa, piena di giovani, di gente che se ti vede smarrita per strada ti chiede se può aiutarti, di panini che costano 16 dollari, di tramonti strappalacrime, di americani con il cappellino da baseball, di ragazzi negli ostelli che lottano per un posto di lavoro, di francesi pazzi che vanno in giro con la musica a manetta e di irlandesi che giocano a biliardo, poi tutti insieme prendono d’assalto la cucina all’ora di pranzo, e in quella cucina diamine, ci sono i sapori di tutto il modo. L’inglese è una lingua potente, pensateci, unisce tutti. Anche chi non dice una parola alla fine qua lo sa, lo impara o almeno si fa capire. La comunicazione è l’arma più potente del mondo, in positivo e in negativo, fortunatamente nel frangente in cui sono io non può essere nient’altro che positiva. Qui mi sveglio la mattina con la voglia che fuori ci sia il sole, mi metto un pantalone e una maglietta, infradito e vado a prendere il caffè gratis dall’ostello, mi sistemo fuori nel cortile con il Mac, la tazza di caffè e il drum. Chiamo Smile perché la mia giornata deve iniziare con lui, con il suo viso e il suo sorriso, i suoi occhi a lunetta e le parolacce perché non mi sente e mi vede a pixel. Quando finalmente sono di nuovo sola mi guardo intorno e capisco che posso decidere cosa fare dei miei giorni, se scrivere, se farmi un bagno, se guardare un film, se prendere un tram a caso solo per vedere dove porta e da lì esplorare. Questo ho fatto finora, ma no, non è per questo che sono qui. Da qui ci devo passare per forza, poi andrò dove piace a me, dove la cosa si fa più difficile, dove non c’è il Wi-Fi per chiamare la mamma e dove la terra, l’oceano e il sacco a pelo sono le sole cose di cui avrò bisogno. Anche se spesso piove, sono sola e non so che fare, non mi butto a terra, riesco alla fine a stare bene.

13/12/2013 St. Kilda Beach – Melbourne

Ebbene si, l’ho fatto. Mi sono catapultata dall’altra parte del mondo. Mi piace la sensazione di poter decidere della mia vita e poterlo fare, come disse Frank “My Way”, a modo mio. L’Australia. Terra rossa per definizione, ma io qui di rosso ancora ho visto ben poco, forse perché sono qui solo da dieci giorni, forse perché sto vivendo praticamente solo in città, forse perché da quando sono arrivata ha piovuto un giorno si e l’altro pure, o forse perché semplicemente non è il rosso che ispira i miei giorni, per me il rosso è negativo e finora è dura si, ma è decisamente positivo per me questo viaggio. E’ blu-notte. E’ delicato, simpatico e romantico. E’ un colore buono, e io questo voglio essere al cento per cento. Voglio essere innanzitutto buona con me stessa, non voglio più criticarmi, non voglio sentirmi inadeguata, non voglio sentire il peso di una vita inutile alle spalle, non voglio essere cattiva con chi mi vuole bene, che poi alla fine, si sa, è sempre con le persone più importanti che ci si incazza. Voglio continuare a coltivare questo benessere che dal giorno in cui mi hanno concesso il visto non mi ha più abbandonato. Mi sento bene e il fatto che mi ci senta alche a 16500 km da casa beh, mi fa sentire ancora più blu-notte, come l’atmosfera che si respirava stasera ad un piccolo festival hippy qui a St Kilda, quando è sceso il tramonto e tutto era scuro, ma la musica dei ragazzi che suonavano i bongos illuminava il parco e giuro, non si sono fermati neanche un minuto. Affascinante, il blu-notte è affascinate, l’Australia è affascinate per la gentilezza, l’educazione, le buone maniere, il rispetto.

20/01/2014 Tasmania Old Beach – Cherries Tasmania

Sapete, anche adesso che sono in Tasmania non mi rendo veramente conto di quanto sia lontana da casa, mi sembra sempre che sia dietro l’angolo, non so, ma è il sentimento più strano che sto provando, mi sento genuina, senza alti bassi miei soliti, senza l’ansia del domani, senza nulla da portare per forza con me. Non ho bisogno di nulla, solo di questo, solo di viaggiare. Parto lunedì alla volta di Melbourne, per ripartire subito in macchina verso Sidney. Amo questo viaggio, dentro di me.

21/01/2014 Tasmania Old Beach – Cherries Tasmania

Ci i sono momenti in cui non hai coraggio. Momenti in cui tutti sono talmente lontani dagli occhi e dal cuore che ti senti come se l’altra parte della tua vita, quella di prima, non l’avessi vissuta veramente tu, ma qualcun’ altra che conosci ben poco. E magari neanche ti piace. Qui non c’è nessuno. Qui devi solo prendere lo zaino, lasciare a terra ciò che non ti serve più e ripartire. Ricordarsi che la perfezione non esiste, la fiducia non è degli esseri umani e l’amore fa sempre soffrire.

29/01/2014 Tasmania Old Beach – Cherries Tasmania

Campi di grano , piccoli arbusti verdi, colline dalle forme comuni.. tante nuvole sotto un cielo azzurro candido. La Tasmania. Ancora non è il tramonto benché siano le otto, qui in effetti è estate, ma tra poco il cielo si tingerà di viola come al solito e lì sì, sarà spettacolo. Non ho realmente visto tantissimo finora, o almeno, nulla di ciò che mi aspettavo. Forse perché non mi aspettavo nulla di particolare, questo viaggio non l’ho pensato per visitare i posti, ma per visitare me stessa. Pensavo di essere una persona peggiore, pensavo di non valere neanche quel poco che avevo. Questo è il peso degli anni vissuti senza pensare al futuro, senza realmente rendesi conto che, come dice Steve Jobs “se vi guardate ogni giorno allo specchio chiedendovi se sarà l’ultimo giorno, senz’altro una volta ci azzeccherete”. Beh, io non voglio passare i miei giorni allo specchio. Non mi specchio da un mese e più ormai. Il mio specchio sono i visi delle persone che incontro, se mi fanno un sorriso, io so che la mia faccia è bella. Per me questa è una sensazione stranissima, sentirmi a mio agio con le persone, capire senza chiedere che non sono di peso, fare ciò che mi va, isolarmi, gridare, fumare, dormire. Appena arrivata a Melbourne la sensazione è stata strana: mi sembrava di vivere lì da tutta la vita. In tutti i viaggi che ho fatto non mi è mai capitata una cosa simile. Mi sentivo a casa, ero stanca si, ma non come una che ha fatto 17.000 km. Non so spiegarvi perché, so solo che l’ho capito subito e sapete, la cosa che mi fa più paura in assoluto è il buio. Ma tanta, tanta paura. Quando ho deciso di venire in Australia e mi parlavano di ragni, squali serpenti e meduse, io pensavo solo a come avrei fatto se mi fosse capitato il buio. L’ho sperimentato subito. Dall’aeroporto alla Southern Cross station sono circa 30 minuti, da lì all’ ostello che avevo prenotato dovevo prendere un tram per St.Kilda… a Melbourne ci sono tipo 100 tram, è famosa per questo. Benché le indicazioni fossero perfette, io non avevo idea di dove si trovasse l’ostello, a che altezza di St. Kilda Road, quindi ho chiesto informazioni e ho preso il tram numero 96. Mi si sono avvicinati due fidanzati per chiedermi se anche io prendevo il 96 e abbiamo iniziato a parlare. La mia prima conversazione in inglese, da sola, dall’altra parte del mondo. Solo io, nessun altro e non parlavo inglese da 10 anni.. I due ragazzi erano splendidi: fidanzati, lui e lei anglosassoni, molto belli entrambe, avevano fatto un viaggio bellissimo dall’Inghilterra passando per la Siberia, Mongolia , Sud Est Asiatico e Australia, sarebbero poi andati a Los Angeles e poi non ricordo, forse casa. Li ho profondamente invidiati. Ho lasciato a casa l’amore della mia vita per fare questo viaggio, e la cosa più bella che mi potesse capitare è viaggiare con lui. Comunque, sul tram ad un certo punto mi resi conto che non sapevo dove scendere, quindi appena vidi una fermata con il cartello St.Kilda mi fiondai giù, salutando in fretta e furia la coppia oggetto della mia adorazione. Poi mi resi conto che avevo fatto una cazzata, ero da tutt’altra parte. Fortunatamente una ragazza un po’ su con l’età aspettava un tram… erano le dieci, forse dieci e mezza di sera, nessuno in giro… e le chiesi indicazioni. Gentilissima lei, mise l’indirizzo su Google maps, mi fece vedere la strada finché non la memorizzai perfettamente. Ricordo ancora: “take Grays street and in the end turn a little bit right to Inker man street and then you are in St Kilda Road, probably few meters you might find the hostel.” Ho benedetto l’ epoca degli iPhone. Non potevo sbagliare. Mi incamminai e con mia sorpresa mi accorsi che non c’era anima viva. Era tutto buio, ma io non avevo paura. Non so dire ora cosa ho pensato durante quella sfacchinata. Avevo trenta kili sulle spalle dietro e 10 davanti, un cappello di paglia in testa e una strada da percorrere, tutto il mio futuro da scrivere. Ero una viaggiatrice, finalmente. Non ho avuto paura, neanche un po’, la strada era perfetta e dopo mezz’oretta di cammino l’ostello che avevo visto solo su schermo del pc in ufficio e Milano era davanti a miei occhi. Sono entrata col sorriso.

07/04/2014 Fremantle

E anche l’avventura a Fremantle è ormai finita, questo treno mi sta portando più al nord, dove mi aspetterà una nuova amica, una nuova cosa e un nuovo lavoro. Di fermante ho amato la pace delle strade prima dell’alba, la luce arancione dei tramonti, lo stile antico degli edifici e per questo non comune in Australia, ho amato i negozi di libri di seconda mano e quello di vestiti di seconda mano che mi ha salvato tante volte dallo spendere un patrimonio, ho amato la paura di fare il bagno per gli squali, il sentirmi rifiutare l’accesso al pullman perché troppo sporca, il litro di caffè take away, i sushi da 3 dollari, la ragazza del mercato che mi ha aiutato a sistemare la bancarella con i bastoncini cinesi, i colleghi che mi chiedevano le traduzioni delle parolacce in italiano per prendersi in giro a vicenda, ho amato l’ebrezza di non avere più soldi e nemmeno un lavoro, ho amato ancora di più quando ho lavorato 4 giorni per 10 ore al giorno ed ho preso una miseria, ma ero comunque felice perché finalmente potevo fare la spesa, ho amato il mercato colmo di colori e odori, il Golem, la bancarella dei cappelli, Phil e Federica, il negozio di pelli con la custodia della chitarra che avrei tanto voluto comprare per Carlo, i vasi di fiori appesi al tendone, la spiaggia di South Beach, e l’isola di Rottenest, il paradiso da queste parti, e il delfino che il dott. Pellegrino è riuscito a vedere da dentro la tenda sulla spiaggia, e con la tranquillità più assoluta disse: “uno squalo o un delfino” , ho amato le chiacchiere sul divano con Ilaria, perché mi mancano le mia amiche e so che in lei ne ho trovata una diversa da tutte, donne che sanno di se, ma fragili come cristalli.. ho amato la sicurezza di essere protetta da amici che si sono presi cura di me, dall’inizio alla fine, senza se e senza ma e che ricambierò se avranno bisogno, come loro hanno fatto con me, sarò felice di farlo.

08/04/2014 Sulla strada per Geraldton (Western Australia)

Dovreste vedere adesso quello che sto vedendo io. Questo viaggio è molto meglio di come l’ho sognato, è decisamente perfetto. Questa è esplorazione all’ennesima potenza, e con le “riunioni delle rane” nelle orecchie la mia vita è ed è stata piena di belle cose, ricordi e persone meravigliose, magari non per quello che hanno (o non hanno) fatto, ma per quello che sono, and You Will be Always My best.

20/04/2015 Perth Aeroporto

Mi sembra come se questo posto non lo lascerò mai veramente, mi sembra come se partire lontano dall’Australia sia una bugia, no non è vero . L’Australia sarà sempre nel mio cuore, nella mia anima, nella mia vita, è la terra che mi ha ridato la libertà di essere me stessa e una nuova vita per il mio futuro. Io non ti dimenticherò mai. Rendersi conto di essere veramente in giro per il mondo, rendersi contro di non avere ancora 30 anni e essere riuscita a fare quello che fino ad un anno fa sembrava una follia. Ora prendo aerei come ne ho voglia, sono a Singapore, fino a qualche ora fa ero a Perth e il mese scorso a Sidney, Natale l’ho passato in Tasmania… La mia vita da Settembre in poi è’ cambiata, è diventata veramente la vita che io voglio vivere. Si, c’è l’ho fatta.

Grazie a te sono più forte, più resistente, più consapevole ed esperta. Grazie a te so che esiste un confine per l’infelicità e quel confine sono solo io a marcarlo, grazie a te so di avere la forza di prendere in mano la vita con scelte coraggiose e a volte pericolose. Ho la consapevolezza di aver vissuto tutto senza rimpianti. Ti ho amato e sono stata amata fino all’impossibile, ho vissuto veramente in una fiaba o, più come piace a me, in un film d’avventura, dove alla protagonista capitano mille peripezie, ma le supera tutte, e per di più affronta la sofferenza di vedere il principe azzurro trasformarsi in nemico. Ma non è riuscito a distruggere il tuo ricordo, a renderti un ostacolo e impedirmi di viverti. Tu sei stata perfetta al momento perfetto, sei stata per me l’unica cosa per la quale nella mia vita rifarei tutto da capo, il mio apice assoluto. Mi hai dato la speranza di cui avevo bisogno per credere in me stessa. Ora che è tutto finito, ora che di tempo ne è passato, si ma non tantissimo, capisco attraverso le mie parole di quel tempo che nella dimensione in cui ero ci stavo perfettamente. Continuerò a viaggiare per sempre e oggi, ancora grazie e te, so che sono capace di realizzare i miei sogni di bambina, e non c’è regalo più grande di dimostrare a se stessi che non ci sono ostacoli, di dimensione o sorta per sentirsi liberi davvero.

I AM TOTALY CHANGED

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